«Una bella gamma di emozioni»

21.04.2017
da Michèle Ullmann

Montreux riceva una casa delle nascite – grazie al crowdfunding. Con il loro progetto «Maison de Naissance Les Roseaux»  tre levatrice hanno collettato più che Fr. 90'000.- su eroilocali.ch per la realizzazione del loro sogno. Una intervista con il promotore del progetto Céline Hertzeisen Schumann sul finanziamento di questo gran progetto.

Da dove è nata l'idea di creare una casa delle nascite?

«L'idea è nata da un vecchio progetto personale delle singole partner. Io personalmente ho investito molto tempo, energia e passione nel progetto della casa delle nascite del CHUV (ospedale universitario di Vaud). Visto che il progetto non avanzava, ho deciso che le donne non potevano aspettare e che dovevamo prendere in mano la situazione.»

Come avete fatto a raccogliere una somma così alta con il crowdfunding?

«Abbiamo iniziato a parlare del progetto con le persone attorno. Nel concreto ne abbiamo parlato a familiari, conoscenti, clienti e colleghi. Credo che un terzo della somma sia stata raccolta tra le nostre conoscenze.»

«Poi ci hanno contattato i media. Il primo articolo è stato pubblicato nella rivista «Le Régional». Purtroppo la piattaforma eroilocali.ch non era ancora conosciuta nella Svizzera romanda per ottenere offerte da coloro che non ci conoscevano. Sono stati piuttosto i social media a far conoscere il nostro progetto. Abbiamo pubblicato gli articoli di giornale sulla nostra pagina Facebook e questi sono stati condivisi.»

«Per quanto riguarda l'ultimo terzo della somma, è stata raccolta grazie a donazioni molte generose da persone sconosciute. Vorremmo inoltre sottolineare il sostegno finanziario offerto dal Kiwanis Club des Alpes Vaudoises. Poi, una volta raggiunta la somma di CHF 70'000.-, c'è stato uno slancio incredibile di generosità a favore del nostro progetto. A quel punto coloro che dubitavano del successo del progetto hanno deciso di fare una donazione.»

Dopo quattro mesi il finanziamento del progetto si è concluso e in totale sono stati raccolti oltre CHF 90'000.-. Che sensazioni ha provato?

«È stato un momento di grande felicità, anche se forse ci si poteva spingere oltre. Al contempo però ho provato un'enorme paura, ossia finché non avevamo ricevuto il denaro, potevamo fare ancora marcia indietro. Invece a quel punto era impossibile. È stata quindi una sensazione mista di felicità e paura. Pensavamo di esserci rimboccate le maniche, ma le avevamo solo tirate su. A quel punto iniziava il grosso del lavoro.»

Quali sono stati i momenti salienti durante quei quattro mesi?

«Ce ne sono stati quattro. Il primo è stata la pubblicazione dell'articolo ne Le Régional. Non eravamo ancora pronte a lanciare il progetto, ma abbiamo dovuto buttarci a capofitto nell'avventura, perché ormai era arrivato il momento di farlo.»

«Il secondo momento, a metà del progetto, è stato difficile, perché non ricevevamo più donazioni. Ci chiedevamo in particolare: «È il momento giusto? ». Aspettavamo, ma la cosa è stata un po' destabilizzante e ha creato alcune tensioni nel gruppo in merito al futuro del progetto di crowdfunding.»

«Poi è arrivato il terzo momento saliente in cui sono state effettuate donazioni generose da persone sconosciute o donazioni impreviste. L'ultimo momento saliente è stato il superamento della soglia di finanziamento di CHF 70'000.-. Ci siamo inviate degli SMS e siamo andate a mangiare al ristorante. Ho anche ricevuto dei fiori da mio marito.»

È stato un periodo stressante?

«All'inizio sì, perché stavamo affrontando qualcosa di completamente sconosciuto. Non avevamo mai organizzato un progetto di crowdfunding in precedenza.»

Ha mai dubitato del successo del progetto?

«Più di una volta, soprattutto all'inizio prima di lanciarlo e a metà quando non arrivavano più donazioni.»

Come siete state considerate nella regione di Montreux? Avete osservato molte reazioni nelle persone?

«È stato strano. Dopo la pubblicazione dell'articolo con il video su 20min.ch, avevo l'impressione che le persone che incontravo pensassero: «Ah! Ma io l'ho già vista da qualche parte! ». Magari era solo la mia immaginazione. Per quanto riguarda la reazione del pubblico, abbiamo ricevuto tanti messaggi incoraggianti sulle pubblicazioni nei media ma anche critiche sul nostro progetto. Naturalmente erano fattori sui quali avevamo già riflettuto molto.»

Se potesse tornare indietro, cosa farebbe di diverso?

«Se potessi tornare indietro, definirei un piano di comunicazione prima del lancio del progetto. Avendo lanciato il progetto dopo la pubblicazione dell'articolo sulla stampa, siamo andate a intuito.»

Ora che avete il denaro, quali sono i prossimi passi?

«Il prossimo passo consisterà nel finalizzare il fascicolo d'indagine che dovrà essere presentato al Comune di Montreux. Poi in aprile abbiamo previsto l'avvio dei lavori che dureranno sei-otto settimane. Se tutto andrà bene, vorremmo aprire la casa delle nascite nel mese di giugno.»

Siete state ben sostenute dal team di eroilocali.ch?

«Oh sì! Il sostegno è stato eccezionale. Fin dall'inizio quando vi ho chiamati la prima volta, siete rimasti entusiasti del nostro progetto. Se in quel momento nutrivamo dei dubbi, poi non più. Ci avete dato fiducia e ci avete spiegato il funzionamento del crowdfunding e della piattaforma. Siete stati sempre a disposizione per eventuali domande. Grazie infinite!»

Cosa consiglierebbe a coloro che organizzeranno in futuro grossi progetti di crowdfunding?

«Consiglierei prima di tutto di credere in se stessi. Poi raccomanderei loro di definire un piano di comunicazione dettagliato e di utilizzare i social media per promuovere le loro idee il più lontano possibile. Per la ricerca di fan e donatori, suggerirei loro di spiegare il processo di finanziamento partecipativo alle persone interessate piuttosto che parlare del progetto.»

«Per ottenere una somma di finanziamento elevata, penso che sia importante non sbagliare il concept. Il progetto non deve essere solo un proprio sogno personale, deve rendere un servizio ai cittadini, coinvolgere i donatori, vale a dire rispondere alle necessità della popolazione. Se il progetto è stato pensato nei dettagli e risponde a una necessità, è facile trovare sponsor istituzionali. Poi è importante creare un fascicolo pubblico da inviare ai detrattori in cui dare risposte alle loro domande.»

«Infine non è possibile creare un progetto da soli, si tratta di un lavoro di squadra. Durante il progetto è essenziale dedicare del tempo a parlare in gruppo delle svolte che avvengono. Bisogna incontrarsi per cercare gli sponsor e ripartirsi i ruoli per esempio.»

Al progetto «Maison de Naissance Les Roseaux»

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